giovedì 4 dicembre 2008

Ora che è tutto finito, che un brutto periodo è alle spalle, che mi sento la testa 20 kg più leggera, e che ho smesso di non vivere, finalmente sorrido di nuovo con naturalezza. Sono di nuovo felice, forse lo sono stato anche in questi ultimi 3 mesi, e semplicemente non ne me sono accorto, ma ora mi sento di nuovo di sorridere alla vita, e anche questo piccolo post insignificante mi sembra qualcosa di bello. Il merito è anche TUO che mi fa disperare e tornare a sorridere, con piccole e semplici parole, con i tuoi sguardi e i tuoi gesti che tornano a volermi bene. Non ho certezze ma mi sento felice lo stesso, ritorno a vivere pensando al presente, tenendo bene in mente il passato ma senza voler conoscere il futuro, ciò che mi aspetta dipenderà da cosa sto facendo, quindi meglio concentrarsi nel vivere!

sabato 1 novembre 2008


Sento di aver paura della solitudine


giovedì 28 agosto 2008

Nella mia ora di libertà

Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà

se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci sono stare.

Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità

tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo scanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un po' cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.




Nella mia ora di libertà-Fabrizio De Andrè

lunedì 18 agosto 2008

L'estate è la mia stagione preferita, mi piace lamentarmi per il caldo, stendermi all'ombra per lunghe riflessioni, e poi il sole e il mare portano felicità nelle mie giornate. Devo ammettere però che proprio questo periodo dell'anno nasconde molti pericoli, la calura può portare stress alla testa, e in alcuni casi le cervella friggono come uova in una colazione anglosassone.
Voglio incolpare l'estate particolarmente calda per comprendere cosa sta accadendo al numerosi primi cittadini del nostro Bel Paese, incoraggiati dal decreto sicurezza del leghista Maroni.
Da più parti si chiedevano più poteri ai sindaci, per combattere la micro-criminalità, per non "sentirsi impotenti davanti alle richieste dei cittadini", ed eccoli qui i super-poteri ai nostri nuovi supereroi, finalmente si puniranno questi numerosi vigliacchi e criminali che riempiono le nostre strade, sfamatori di piccioni, piccoli teppistelli che costruite castelli di sabbia, arzilli vecchietti che avete il coraggio di usare l'infernale tagliaerba nel week-end siete avvisati, da ora in poi non ci sarà possibilità di sfuggire al pugno duro della legge.
E' davvero incredibile cosa si sono inventati, immagino gli inflessibili vigili di Eraclea: "Mi scusi signora, devo multare suo figlio perchè ha osato fare un castello di sabbia ostruendo il passaggio ai tranquilli ospiti del nostro comune"
"Ma mio figlio ha solo 4 anni, cosa ne può sapere"
"ah, è minorenne, in questo caso interverrà il Tribunale dei Minori per revocarle la patria potestà, signora lei sta educando un futuro terrorista"

Ieri the Indipendent ha messo in guardia i turisti inglesi con intenzione di passare le vacanze in Italia, attenti potreste incappare in multe di qualsiasi tipo per comportamenti assolutamente normali, non leggete i libri nei parchi a Vicenza, non bevete birra seduti a Bologna, non usate zoccoli a Capri, evitate i baci a Eboli (con Cristo si è fermato tutto il clero bigotto mi sa) non fumate in spiaggia a Is Arrutas (Olbia), sempre in spiaggia evitate di farvi massaggiare, su tutto il territorio nazionale. Ci vogliono far vivere in un recinto, controllare ogni momento della nostra vita, uniformare i nostri comportamenti. Mi chiedevo qualche mese dove poteva portare l'eccesso di deriva securitaria, le risposte sono due, al delirio come nei casi menzionati o a un ritorno al fascismo, alcuni sindaci in questo caso ne danno esempio, a Novara e Voghera dopo le 11 di sera vietato sostare nei parchi e sulle panchine per gruppi più grandi di tre persone, come nel regime, come 70 anni fa.


Fabrizio De Andrè- Canzone di Maggio

sabato 5 luglio 2008

La storia si ripete....ripetutamente

Ammanettato, le mani dietro la schiena, i piedi legati con filo di ferro. Nonostante fosse immobilizzato, «esercitavano sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un'eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie». Poi, «nonostante fosse ammanettato, continuavano a tenerlo in posizione prona per diversi minuti».

È così che, secondo la procura di Trieste, quattro poliziotti della Volante hanno provocato la morte di Riccardo Rasman, 34 anni, una pensione da invalido per atti di nonnismo subiti durante il servizio militare, e un monolocale in affitto dove non ha mai dormito. Un gigante buono, figlio di operai, e una sorella, Giuliana, che un giorno gli promise che nessuno gli avrebbe più fatto del male. Promessa disattesa il 27 ottobre 2006 quando gli agenti, allertati da un vicino di casa, fanno irruzione in casa sua. Nasce una colluttazione, mai negata dai poliziotti, ma giustificata «dall'intento di difendersi dalla reazione inconsulta di Rasman e nella convinzione di trovarsi nell'esercizio di un dovere».

Riccardo Rasman quando giocava a calcio
Riccardo Rasman quando giocava a calcio
Dopo quasi due anni di indagini e un'iniziale istanza di archiviazione, ora il caso Rasman sembra avviarsi verso il processo: qualche giorno fa il pm Pietro Montrone ha notificato ai quattro indagati l'avviso di conclusione dell'inchiesta, preludendo a una richiesta di rinvio a giudizio. Trieste come Ferrara. La fine di Riccardo ricorda la tragedia di Federico Aldrovandi, lo studente morto a 18 anni il 25 settembre 2005 dopo un intervento di polizia. Il processo di primo grado che vede imputati quattro agenti è prossimo alla sentenza. Casi apparentemente fotocopia. «Asfissia da posizione» la causa di morte per entrambi; per ognuno, quattro i poliziotti coinvolti di cui tre uomini e una donna; identico capo di imputazione: «omicidio colposo». E un avvocato in comune, Fabio Anselmo.

Solo coincidenze? «Le similitudini sono inquietanti — spiega il legale, chiamato, tramite gli Aldrovandi, dalla famiglia di Riccardo —, ma aldilà degli aspetti tecnici, colpisce che entrambe le vittime siano persone deboli, che non avrebbero mai fatto male a nessuno. Con un'unica colpa: aver fatto un po' di rumore». All'alba del 25 settembre di tre anni fa Federico urla e tira calci a vuoto quando una signora avverte il 113. Dopo l'intervento di una volante, muore ammanettato con la faccia sull'asfalto. Il 27 ottobre del 2006 Riccardo Rasman, una volta aspirante meccanico, ridotto a invalido dopo sette mesi in Aeronautica, tira petardi dal balcone perché è felice: ha trovato lavoro come netturbino. Una dirimpettaia avverte la polizia e il copione si ripete. Gli agenti sfondano la porta, Riccardo reagisce. Nessuno aspetta di sapere se per caso ha qualche problema psichico. Quando si appura che è in cura in un centro di salute mentale, è già troppo tardi: dopo botte, manette e rantolii, Riccardo smette di respirare, forse terrorizzato anche dalle uniformi, secondo la sorella. In cucina un biglietto, scritto prima dell'irruzione: «Mi sono calmato, per favore non fatemi del male».

Grazia Maria Mottola

Fonte: www.corriere.it

lunedì 16 giugno 2008

PAZ

Chissà come avrebbe disegnato questa Italia di oggi, perbenista e bigotta ...

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Andrea Pazienza (San Benedetto del Tronto, 23 maggio 1956 – Montepulciano, 16 giugno 1988)



Ciao Paz

domenica 15 giugno 2008

JOHN RAMBO

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...prossimamente nelle vostre città....


Un film di Ignazio La Russa